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Preadolescenza: quando arrivano le prime rispostacce e una mamma non sa più se ridere o respirare

La preadolescenza è una di quelle fasi che, finché non la vivi da vicino, pensi sempre: “Vabbè, quando arriverà saprò come gestirla”. Poi arriva. E non bussa nemmeno con delicatezza. Arriva con le prime risposte secche, gli occhi al cielo, i cambi di umore improvvisi, quel tono un po’ nuovo che ti fa pensare: “Scusa, ma stai parlando proprio con me? Quella che ti ha fatto la pastina, ti ha comprato i cerotti con i disegnini e ti ha consolata quando piangevi?” Ecco, io sento che questa fase con Cloe si sta avvicinando sempre di più. Non siamo ancora nel pieno dell’adolescenza, per carità, però qualcosa sta cambiando. La mia bambina sta crescendo, cerca più spazio, vuole decidere di più, si arrabbia più facilmente e ogni tanto risponde in un modo che mi lascia lì, ferma, con la faccia da mamma che prova a restare calma ma dentro sta già facendo un comizio. Quando la tua bambina inizia a cambiare Crescere è bellissimo. Lo sappiamo. Vedere i figli diventare più autonomi, avere gusti propri, idee proprie, desideri propri, è una cosa meravigliosa. Però, diciamolo sinceramente: non è sempre facile da accettare. Perché fino a poco tempo prima eri il suo punto di riferimento per tutto. Ti cercava, ti raccontava, ti chiedeva aiuto anche per scegliere il colore di un elastico. Poi, quasi all’improvviso, ti ritrovi davanti una bambina che sta diventando grande e che magari ti risponde con un “uffa mamma”, un “lo so”, un “non capisci”, oppure con quello sguardo che dice tutto anche senza parlare. E tu, da mamma, lo sai che è normale. Lo sai che fa parte della crescita. Lo sai che non è cattiveria. Però a volte ci rimani male lo stesso. Le prime rispostacce che fanno più male del previsto Le prime rispostacce non sono solo parole. A volte sono piccole punture. Magari stai cercando di aiutarla, di darle un consiglio, di spiegarle qualcosa, e lei ti risponde male. Oppure cambia tono senza motivo, si infastidisce subito, sembra che qualsiasi cosa tu dica sia sbagliata. E tu dentro pensi: “Ma io volevo solo aiutarti”. Il punto è che nella preadolescenza i figli iniziano a vivere un piccolo terremoto interiore. Cambiano il corpo, le emozioni, i bisogni, il modo di vedere se stessi e anche il modo di vedere noi genitori. Non sono più piccoli, ma non sono ancora grandi. Vogliono essere trattati da grandi, però poi hanno ancora bisogno di protezione, coccole, conferme e presenza. Insomma, una fase semplice semplice… come montare un mobile senza istruzioni. I cambi di umore: sole, temporale e arcobaleno in dieci minuti Un’altra cosa che sto iniziando a notare sono i cambi di umore. Un momento va tutto bene. Dopo cinque minuti sembra che il mondo sia finito perché hai detto una frase normalissima tipo: “Metti a posto le scarpe”. E lì parte il dramma. Non sempre, ovviamente. Ma abbastanza da farti capire che qualcosa sta cambiando. Perché succede? Nella preadolescenza le emozioni diventano più intense. I bambini, che ormai bambini piccoli non sono più, iniziano a sentire tutto in modo più forte. Si offendono, si arrabbiano, si vergognano, si chiudono, vogliono indipendenza ma allo stesso tempo hanno ancora bisogno di sentirsi amati. E noi mamme ci troviamo in mezzo. Da una parte vorremmo accoglierli, capirli, essere dolci. Dall’altra, quando arriva la risposta brutta, ci verrebbe da dire: “No, amore mio, così con me non ci parli”. Perché va bene crescere, va bene cercare la propria identità, va bene tutto… ma il rispetto deve rimanere. La difficoltà più grande: non prenderla sempre sul personale Questa forse è la parte più difficile. Quando tua figlia ti risponde male, la prima reazione spesso non è razionale. Ti senti ferita. Ti senti rifiutata. Ti chiedi se hai sbagliato qualcosa. Io a volte mi ritrovo proprio così: so che Cloe sta crescendo, so che certi atteggiamenti fanno parte della fase, però dentro ci rimango male. Perché una mamma non è un robot. Anche se spesso facciamo mille cose come se avessimo otto braccia e tre cervelli, il cuore resta uno solo. E certe parole arrivano dritte lì. Respirare prima di rispondere Una cosa che sto cercando di imparare è respirare prima di reagire. Non sempre ci riesco, diciamolo. A volte la mamma zen dura circa sei secondi, poi parte la versione “adesso basta”. Però sto capendo che in questa fase è importante non entrare subito nello scontro. Se lei alza il tono e io alzo il tono ancora di più, finiamo in una gara dove nessuna delle due si sente capita. Allora provo a fermarmi, respirare e chiedermi: “Questa è davvero una sfida contro di me o è una difficoltà sua nel gestire quello che prova?” Questo non significa accettare tutto. Significa scegliere come rispondere. Mettere confini senza perdere dolcezza nella preadolescenza Essere dolci non significa lasciare che i figli ci parlino come vogliono. Questa è una cosa importante. Possiamo capire la fase, accogliere l’emozione, riconoscere che stanno crescendo, ma allo stesso tempo dobbiamo insegnare il rispetto. Un messaggio che sto cercando di far passare è: “Puoi essere arrabbiata, puoi non essere d’accordo, puoi avere bisogno del tuo spazio, ma non puoi mancarmi di rispetto”. Detto così sembra facile. Poi nella vita reale ci sono i compiti, la cena, i panni, le richieste, i “mammaaaaa” ogni tre minuti e la pazienza che ogni tanto prende ferie senza avvisare. Però il confine resta importante.   Una frase utile da usare Una frase che può aiutare in questi momenti è: “Capisco che sei arrabbiata, però con me non si parla così. Quando vuoi, ne parliamo con calma.” È una frase semplice, ma contiene tutto: ascolto, limite e disponibilità. Non umilia, non attacca, non chiude la porta. Però mette un paletto. Anche noi mamme stiamo crescendo La verità è che la preadolescenza non riguarda solo i figli. Riguarda anche noi. Loro cambiano e noi dobbiamo cambiare modo di stargli accanto. Non possiamo più trattarli come quando erano piccoli, ma non possiamo nemmeno lasciarli completamente soli

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Ultimo giorno di scuola elementare: quando finisce un percorso e ne inizia uno nuovo

Ci sono giorni che sembrano normali, ma dentro hanno il peso di un capitolo che si chiude. L’ultimo giorno di scuola elementare di Cloe è uno di quei giorni che arrivano quasi in punta di piedi. Per mesi sai che arriverà, lo immagini, ne parli, lo scrivi magari anche sul calendario. Eppure, quando arriva davvero, ti prende alla sprovvista. Perché non è solo la fine della scuola. Non è solo l’ultimo zaino preparato per le elementari, l’ultimo saluto davanti al cancello, l’ultimo giorno con le maestre che l’hanno vista crescere. È molto di più. È la fine di un pezzo di infanzia. È il passaggio verso qualcosa di nuovo. È guardare tua figlia e renderti conto che non è più così piccola come pensavi. La fine della scuola elementare: un momento che emoziona La scuola elementare è un percorso speciale. È il luogo dove i bambini imparano a leggere, a scrivere, a contare, ma anche a stare con gli altri, a conoscersi, a superare piccole paure, a trovare il proprio posto nel mondo. Per Cloe questi anni hanno rappresentato una parte importante della sua crescita. Ci sono stati giorni belli, giorni più difficili, momenti di entusiasmo, stanchezza, amicizie, piccoli conflitti, soddisfazioni e cambiamenti. E oggi, arrivata alla fine di questo percorso, io mi ritrovo con il cuore pieno. Da una parte sono felice e orgogliosa. Dall’altra mi sento commossa, quasi spaesata. Perché quando sei mamma vivi i passaggi dei tuoi figli anche dentro di te. Li accompagni, li osservi, li sostieni, ma allo stesso tempo devi imparare a lasciarli andare un pezzetto alla volta. E questo non è sempre facile. Quando ti accorgi che il tempo è passato davvero Ci sono momenti in cui il tempo sembra correre più veloce di noi. Ti sembra ieri il primo giorno di scuola elementare, con lo zaino più grande di lei, gli occhi curiosi, magari un po’ di paura e tanta voglia di scoprire. E poi, quasi senza accorgertene, ti ritrovi all’ultimo giorno. La guardi e vedi una bambina cresciuta. Una bambina che sta cambiando. Una bambina che piano piano sta entrando in un’età delicata, piena di emozioni, domande, insicurezze e bisogno di autonomia. La preadolescenza è proprio questo: un ponte. Non sono più piccoli, ma non sono ancora grandi. Vogliono fare da soli, ma hanno ancora bisogno di essere guidati. A volte ti cercano, altre volte ti respingono. A volte sembrano forti, altre volte fragilissimi. E per una mamma non è semplice trovare sempre il modo giusto di esserci. La paura del passaggio alla scuola media La scuola media, per molti bambini, rappresenta un grande cambiamento. Cambiano gli insegnanti, cambiano le materie, cambiano i ritmi, cambiano le richieste. Cambia anche il modo in cui i ragazzi vengono guardati: non più come bambini piccoli, ma come ragazzi che devono iniziare ad assumersi più responsabilità. E questo può fare paura. Fa paura a loro, ma spesso fa paura anche a noi mamme. Io penso a settembre, al nuovo inizio, alla scuola media, ai nuovi compagni, ai professori, ai compiti, alle interrogazioni, alle prime insicurezze più grandi. Mi chiedo se Cloe si sentirà pronta. Mi chiedo se saprà difendersi. Mi chiedo se riuscirà a credere in se stessa. Mi chiedo se io saprò starle accanto senza soffocarla, senza invadere troppo il suo spazio, ma senza lasciarla sola. Perché il passaggio alla scuola media non è solo un cambiamento scolastico. È anche un cambiamento emotivo. La preadolescenza: un’età delicata da accompagnare con dolcezza La preadolescenza è un’età fatta di contrasti. Un giorno tua figlia vuole ancora le coccole, il giorno dopo ti risponde male. Un giorno sembra aver bisogno di te, il giorno dopo vuole decidere tutto da sola. Un giorno la vedi bambina, il giorno dopo noti atteggiamenti, parole e pensieri più grandi. E tu, come mamma, puoi sentirti confusa. A volte ti chiedi dove sia finita quella bambina piccola che ti cercava sempre. A volte ti senti ferita da certe risposte. A volte fai fatica a capire se devi essere più morbida o più ferma. Ma forse la verità è che in questa fase servono entrambe le cose: dolcezza e confini. I nostri figli hanno bisogno di sapere che li amiamo anche quando cambiano, anche quando sono nervosi, anche quando non riescono a spiegare quello che sentono. Ma hanno anche bisogno di limiti, di presenza, di parole chiare e di adulti capaci di restare stabili. E questa, per noi mamme, è una grande sfida. Anche una mamma vive il cambiamento Quando un figlio cresce, cambia anche qualcosa dentro di noi. Non accompagniamo solo loro verso una nuova fase. Ci entriamo anche noi. L’ultimo giorno di scuola elementare di Cloe mi fa sentire tante cose insieme: gratitudine, nostalgia, paura, orgoglio, malinconia. Gratitudine per il percorso fatto. Nostalgia per gli anni che non torneranno. Paura per quello che verrà. Orgoglio per la bambina che sta diventando. Malinconia per quella parte di infanzia che piano piano si chiude. E va bene così. A volte pensiamo di dover essere sempre forti, sempre pronte, sempre organizzate. Ma ci sono momenti in cui anche noi mamme abbiamo bisogno di fermarci e sentire. Sentire la commozione. Sentire la paura. Sentire la stanchezza. Sentire l’amore enorme che proviamo, anche quando non sappiamo bene come esprimerlo. Lasciare andare non significa essere meno presenti Uno degli aspetti più difficili della crescita dei figli è imparare a lasciarli andare. Non significa allontanarli. Non significa smettere di proteggerli. Non significa essere meno mamme. Significa imparare a esserci in modo diverso. Quando sono piccoli, li accompagniamo per mano. Quando crescono, dobbiamo imparare a camminare un passo indietro, lasciando che provino, sbaglino, scelgano, si confrontino con il mondo. Ma restando lì. Con uno sguardo attento. Con una parola pronta. Con un abbraccio disponibile. Con la capacità di accogliere anche i loro cambiamenti più scomodi. Perché crescere non è facile per loro, ma nemmeno per noi. Un nuovo inizio pieno di sfide e possibilità La fine della scuola elementare non è solo una chiusura. È anche un nuovo

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Psicomotricità alla scuola materna: quando una semplice mattinata diventa un’emozione da mamma

Questa mattina sono andata a vedere i giochi di psicomotricità di Nicholas. All’apparenza poteva sembrare una semplice attività della scuola materna: bambini che corrono, saltano, seguono percorsi, ridono, aspettano il proprio turno e si mettono alla prova davanti alle maestre e ai genitori. Eppure, per una mamma, certi momenti non sono mai solo “una mattinata a scuola”. Sono piccoli pezzi di vita che ti fanno fermare, osservare e pensare: “Sta crescendo davvero.” Guardare Nicholas durante la psicomotricità mi ha fatto sorridere, ma mi ha anche smosso tante emozioni. Orgoglio, tenerezza, nostalgia, gratitudine, ma anche quella sensazione un po’ strana che arriva quando ti accorgi che il tuo bambino non è più così piccolo come pensavi. La psicomotricità non è solo movimento Spesso, quando sentiamo parlare di psicomotricità alla scuola materna, pensiamo solo a giochi, percorsi, salti, cerchi, palloni e attività motorie. In realtà, per i bambini è molto di più. Attraverso il movimento imparano a conoscere il proprio corpo, a coordinarsi, a rispettare le regole, ad aspettare il proprio turno, a gestire piccole difficoltà e a stare insieme agli altri. Ogni salto, ogni corsa, ogni esercizio diventa un modo per dire: “Io ci provo.” “Io posso farcela.” “Sto crescendo.” E noi mamme, mentre li guardiamo, vediamo molto più di un gioco. Vediamo i loro progressi. Vediamo la loro autonomia. Vediamo i loro piccoli sforzi. Vediamo il tempo che passa. Quando una mamma guarda suo figlio crescere Mentre osservavo Nicholas, ho pensato a quanto siano preziosi questi momenti. A volte viviamo le giornate di corsa: scuola, casa, spesa, lavoro, pensieri, impegni, stanchezza, mille cose da fare e poco tempo per fermarci davvero. Poi arriva una mattinata così. Ti siedi, guardi tuo figlio in mezzo agli altri bambini e all’improvviso ti rendi conto che sta facendo passi avanti, che sta diventando più sicuro, che sta entrando piano piano in una nuova fase. Nel caso di Nicholas, questo periodo ha un valore ancora più grande, perché la scuola materna sta finendo e da settembre inizierà un nuovo percorso: la scuola primaria. E allora la psicomotricità non è più solo un’attività scolastica. Diventa quasi un simbolo. Un piccolo passaggio. Una tappa. Un momento che ti ricorda che i figli crescono anche quando noi non siamo pronte a lasciar andare del tutto. La gioia e la malinconia possono stare insieme Una cosa che sto imparando è che noi mamme possiamo provare emozioni diverse nello stesso momento. Possiamo essere felici e malinconiche. Orgogliose e stanche. Presenti e sopraffatte. Grate e un po’ spaventate dai cambiamenti. Non significa essere fragili. Significa essere umane. Questa mattina ero felice di esserci. Ero felice di poter vedere Nicholas, di applaudirlo, di osservare i suoi movimenti, il suo modo di partecipare, il suo essere ancora bambino ma già un po’ più grande. Però dentro sentivo anche quel nodo dolce che arriva quando capisci che un pezzo della sua infanzia sta cambiando forma. La scuola materna è fatta di grembiulini, disegni, manine piccole, giochi, routine semplici, saluti pieni di tenerezza. La scuola primaria sarà un mondo nuovo: quaderni, compiti, zaino, regole diverse, nuove responsabilità. E anche se tutto questo è naturale, per una mamma può essere emotivamente intenso. Essere presenti è bellissimo, ma anche stancante Spesso si parla della bellezza dell’essere presenti per i figli. Ed è vero: esserci è un dono. Ma raramente si dice che essere presenti richiede anche energia emotiva. Perché una mamma non osserva solo quello che accade fuori. Una mamma sente anche tutto quello che si muove dentro. Mentre guarda suo figlio correre, magari pensa a quanto è cresciuto. Mentre applaude, magari trattiene una lacrima. Mentre sorride, magari sente tutta la stanchezza accumulata nei giorni precedenti. Mentre fa una foto, magari si chiede se sta facendo abbastanza. Ecco perché momenti belli come una mattinata di psicomotricità possono diventare anche momenti profondi. Non perché siano tristi, ma perché toccano parti vere di noi. Il bisogno di fermarsi e ascoltarsi Dopo una mattinata così, mi sono resa conto di quanto sia importante per una mamma non mettere sempre da parte quello che prova. Siamo abituate a funzionare, organizzare, accompagnare, preparare, risolvere. Ma ogni tanto dovremmo anche chiederci: Cosa ho provato davvero oggi? Mi sono emozionata? Mi sono sentita orgogliosa? Mi sono sentita stanca? Ho avuto nostalgia? Ho sentito paura del cambiamento? Ho avuto bisogno di un momento solo per me? Queste domande sembrano semplici, ma possono aiutarci a non accumulare tutto dentro. Perché il sovraccarico emotivo spesso nasce proprio così: da tante emozioni non ascoltate, da pensieri lasciati lì, da giornate piene in cui non troviamo mai uno spazio per noi. Questa mattinata con Nicholas mi ha ricordato ancora una volta perché ho creato il mio ebook Reset Emotivo in 5 Giorni. SCOPRI L’EBOOK ORA Non nasce per donne che hanno “tempo libero” o giornate perfette. Nasce per mamme vere. Mamme che corrono. Mamme che amano tanto, ma a volte si sentono stanche. Mamme che vogliono esserci per i figli, ma hanno bisogno anche di ritrovare se stesse. Mamme che vivono emozioni intense e non sempre sanno dove metterle. Nel mio ebook ho raccolto piccoli esercizi semplici, pensati per aiutarti a svuotare la mente, riconoscere quello che provi, respirare meglio e ritrovare un po’ di calma dentro le giornate piene. Non è una soluzione magica. È un piccolo spazio per tornare a te. Perché anche una mattinata bella, come vedere tuo figlio alla psicomotricità, può farti capire che dentro hai bisogno di rallentare, respirare e ascoltarti. Una riflessione per tutte le mamme Se anche tu stai vivendo un passaggio importante con tuo figlio, che sia la fine della scuola materna, l’inizio delle elementari, un cambiamento, una crescita improvvisa o semplicemente una giornata che ti ha smosso qualcosa dentro, sappi che non sei sola. Non devi sentirti sbagliata se ti emozioni. Non devi sentirti debole se ti senti stanca. Non devi sentirti ingrata se, anche nei momenti belli, senti il peso di tutto quello che porti. Essere mamma è anche questo. È guardare tuo figlio crescere e crescere un

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Mamme sempre presenti: quando esserci per i figli diventa anche un carico emotivo

Questa mattina sono andata a vedere Cloe ai giochi sportivi organizzati dalla scuola. Potrebbe sembrare una cosa semplice, quasi normale. Eppure, dietro a questi piccoli momenti da mamma, spesso si muovono tante emozioni: l’orgoglio di esserci, la gioia di vederla crescere, ma anche la stanchezza, i pensieri, le corse quotidiane e quel senso continuo di dover essere sempre presente, sempre disponibile, sempre forte. Perché sì, noi mamme presenti ci siamo. Ci siamo alle recite, alle feste, ai giochi sportivi, ai colloqui, ai compleanni, agli appuntamenti, alle giornate importanti e anche a quelle apparentemente normali. Ci siamo con il sorriso, con il telefono in mano per fare una foto, con gli occhi lucidi quando vediamo i nostri figli crescere, cambiare, mettersi alla prova. Ma spesso nessuno vede tutto quello che c’è dietro quel sorriso. Nessuno vede la sveglia presto, la casa lasciata a metà, i pensieri economici, il lavoro che manca o che non si incastra con gli orari dei figli, la spesa da fare, la cena da preparare, le preoccupazioni che camminano insieme a noi anche quando siamo sedute su una panchina a guardare i nostri bambini correre. Il desiderio di esserci sempre Essere mamme presenti non significa semplicemente “partecipare”. Significa esserci emotivamente, fisicamente e mentalmente. Significa voler guardare i propri figli negli occhi quando cercano il nostro sguardo tra la folla. Significa applaudirli anche quando arrivano ultimi, incoraggiarli quando si sentono insicuri, sorridere quando ci salutano da lontano, anche se dentro siamo stanche. Una mamma presente non vuole perdersi nulla. Vuole ricordare quei momenti, perché sa che i figli crescono in fretta. Oggi sono giochi sportivi, domani saranno medie, superiori, scelte importanti, strade nuove. E allora ci siamo. Anche quando siamo piene di pensieri. Anche quando avremmo bisogno di fermarci. Anche quando, dentro, sentiamo di non avere più tutte quelle energie che gli altri danno per scontate. Quando anche i momenti belli possono pesare C’è una cosa che spesso ci fa sentire in colpa: il fatto che anche i momenti belli possano pesarci. Andare a vedere i propri figli a scuola è bello. Vederli felici è bello. Sentirsi parte della loro vita è bellissimo. Ma questo non cancella automaticamente la fatica che una mamma può portarsi dentro. A volte si arriva a questi eventi già cariche: di stanchezza, di ansia, di corse, di pensieri. E allora anche una mattinata emozionante può diventare intensa. La mamma sorride, ma dentro pensa a mille cose Fuori magari sembriamo serene. Facciamo foto, salutiamo le altre mamme, guardiamo i bambini giocare, ridiamo, applaudiamo. Dentro, però, può esserci un mondo intero. Pensiamo alla casa.Pensiamo ai soldi.Pensiamo al lavoro.Pensiamo a quello che non siamo riuscite a fare.Pensiamo se stiamo dando abbastanza ai nostri figli.Pensiamo se siamo abbastanza brave, abbastanza calme, abbastanza forti. Ed è proprio qui che nasce il carico emotivo delle mamme presenti: non nel singolo evento, ma nel continuo accumulo di responsabilità invisibili. Il confronto silenzioso con le altre mamme Durante questi momenti scolastici può capitare anche di confrontarsi, magari senza volerlo. Guardiamo le altre mamme e ci sembrano più organizzate, più tranquille, più curate, più sicure. Magari pensiamo che loro riescano meglio di noi, che abbiano più aiuto, più stabilità, più pazienza. Ma la verità è che non sappiamo davvero cosa porti dentro ogni donna. Ognuna ha le sue fatiche. Ognuna ha i suoi pensieri. Ognuna cerca di fare del suo meglio con le energie che ha. Le mamme presenti non sono perfette. Sono donne che provano, cadono, si rialzano, sbagliano, si sentono in colpa, poi ricominciano. Ogni giorno. Essere presenti non significa annullarsi A volte pensiamo che per essere buone madri dobbiamo esserci sempre per tutti e dimenticarci completamente di noi stesse. Ma essere presenti per i figli non dovrebbe voler dire sparire come donne. Una mamma può amare profondamente i suoi figli e allo stesso tempo sentirsi stanca. Può essere grata per un momento bello e allo stesso tempo avere bisogno di silenzio. Può essere felice di esserci e, nello stesso tempo, sentire il bisogno di respirare. Una mamma non deve essere sempre forte Ci hanno insegnato che una mamma deve reggere tutto. Deve organizzare, capire, consolare, ricordare, prevedere, accompagnare. Ma una mamma è anche una persona. Ha emozioni, limiti, paure, fragilità. E riconoscerlo non significa essere deboli. Significa essere vere. Forse dovremmo iniziare a dircelo più spesso: non dobbiamo essere mamme perfette, dobbiamo essere mamme umane. Il bisogno di un piccolo spazio per sé Dopo una mattinata intensa, anche se bella, può essere utile fermarsi qualche minuto. Non serve stravolgere la giornata. A volte basta poco: sedersi, respirare, bere un caffè con calma, scrivere due righe, chiedersi sinceramente: “Come sto davvero?” Perché quando siamo sempre proiettate verso gli altri, rischiamo di non sentirci più. E invece anche noi abbiamo bisogno di ascoltarci. Abbiamo bisogno di riconoscere quello che proviamo, senza giudicarci. Una domanda semplice da farsi Dopo un momento emotivamente pieno, possiamo provare a chiederci: “Di cosa ho bisogno oggi per non perdermi dentro tutto quello che devo fare?” Magari la risposta è riposare.Magari è piangere un po’.Magari è parlare con qualcuno.Magari è solo concedersi dieci minuti senza sentirsi in colpa. Anche questo è amore. Non solo verso i figli, ma anche verso noi stesse. Proprio da queste sensazioni nasce il mio ebook Reset Emotivo in 5 Giorni, pensato per le donne e le mamme che si sentono spesso cariche di pensieri, responsabilità ed emozioni difficili da gestire. Non è un percorso complicato. È un piccolo spazio guidato, semplice e delicato, con un esercizio al giorno per aiutarti a fermarti, respirare e rimettere ordine dentro di te. Perché essere mamme presenti è bellissimo, ma non dovrebbe significare dimenticarsi completamente di sé. A volte abbiamo solo bisogno di qualcuno che ci dica:“Fermati un attimo. Anche tu conti.” SCOPRI ORA IL KIT RESET EMOTIVO Conclusione Questa mattina, guardando Cloe ai giochi sportivi, ho sentito orgoglio, emozione e gratitudine. Ma ho sentito anche tutto il peso invisibile che spesso accompagna noi mamme. Quel peso fatto di amore, responsabilità, pensieri, corse e desiderio

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A stressed woman sits at a wooden table, frustrated with her laptop work.

Cercare lavoro da mamma: quando i figli sembrano diventare un “problema” per le aziende

Una riflessione scomoda, ma necessaria Cercare un lavoro da mamma può diventare una sfida emotiva enorme, soprattutto quando ogni candidatura rifiutata ti fa sentire penalizzata non per ciò che sai fare, ma per il fatto di avere dei figli. Ci sono giornate in cui una semplice email riesce a toglierti il fiato. Apri la posta, leggi la risposta a una candidatura e trovi l’ennesima frase gentile, educata, quasi impersonale: “Il suo profilo non corrisponde a ciò che stiamo cercando.”“Abbiamo scelto un’altra figura.”“Cerchiamo una disponibilità più flessibile.” E tu resti lì, davanti allo schermo, con quella sensazione pesante nello stomaco. Perché dentro di te sai che non è solo una questione di curriculum. Non sempre, almeno. A volte sembra che il vero problema non siano le competenze, l’esperienza o la voglia di lavorare.A volte sembra che il problema sia essere mamma. Essere mamma, oggi, dovrebbe essere considerato un valore: significa saper gestire imprevisti, organizzare giornate complicate, risolvere problemi, tenere insieme mille cose, essere responsabile, paziente, resistente, concreta. E invece, troppo spesso, nel mondo del lavoro, la maternità sembra diventare una specie di difetto nascosto. Un limite.Un rischio.Un intralcio. Quando una mamma cerca lavoro, non cerca un favore Una mamma che cerca lavoro non sta chiedendo un favore.Sta chiedendo una possibilità. Una possibilità di guadagnare, di sentirsi utile, di contribuire alla famiglia, di ricostruire la propria indipendenza, di non dover dipendere sempre da qualcun altro. Eppure molte aziende sembrano ancora ragionare come se una donna con figli fosse automaticamente meno disponibile, meno concentrata, meno affidabile. Come se avere dei bambini significasse essere meno professionale. Ma è davvero così? Una mamma non è meno capace.Una mamma spesso ha solo bisogno di orari compatibili con la vita reale. Perché i bambini entrano a scuola a un certo orario.Escono a un certo orario.Si ammalano.Hanno recite, visite, compiti, bisogni. E tutto questo non dovrebbe cancellare il valore professionale di una donna. Cercare lavoro da mamma: quando i figli sembrano un ostacolo per le aziende Il problema non sono i figli.Il problema è un sistema lavorativo che spesso pretende disponibilità totale, come se le persone non avessero una vita fuori dal lavoro. Si cercano candidate “flessibili”, ma spesso questa flessibilità significa una sola cosa: essere sempre disponibili. Disponibili la mattina presto.Disponibili il pomeriggio tardi.Disponibili la sera.Disponibili nei weekend.Disponibili a cambiare turno all’ultimo momento. Ma una mamma, soprattutto se non ha aiuti costanti, non può sempre garantire tutto questo. E allora viene scartata. Magari non apertamente.Magari non con una frase diretta.Magari nessuno dirà mai: “Non ti prendiamo perché hai figli.” Però lo senti. Lo senti quando durante un colloquio la disponibilità oraria diventa più importante dell’esperienza.Lo senti quando il tuo passato lavorativo sembra improvvisamente non bastare più.Lo senti quando percepisci che, se fossi libera da vincoli familiari, forse saresti vista in modo diverso. La ferita emotiva di sentirsi sempre “non adatta” Ogni rifiuto non pesa solo sul lavoro, pesa sull’identità Ricevere un no da un’azienda può sembrare una cosa normale. Fa parte della ricerca di lavoro. Ma quando i no diventano tanti, quando hai la sensazione che la tua vita da mamma sia sempre un ostacolo, qualcosa dentro inizia a cedere. Cominci a chiederti: “Cosa c’è che non va in me?”“Perché non vengo mai scelta?”“Sono ancora capace?”“Valgo ancora qualcosa professionalmente?”“Riuscirò mai a trovare un lavoro compatibile con la mia vita?” E il dolore più grande è questo: non ti senti rifiutata solo come candidata.Ti senti rifiutata come persona. Ti senti penalizzata per una parte fondamentale della tua vita: i tuoi figli. E questo crea ansia.Frustrazione.Rabbia.Paura del futuro.Senso di impotenza. Lavoro da mamma – La maternità non dovrebbe essere una colpa Essere mamma non dovrebbe rendere una donna meno desiderabile nel mondo del lavoro. Anzi. Una madre spesso sviluppa capacità enormi: Organizzazione Una mamma organizza giornate, orari, impegni, scuola, casa, spesa, visite, imprevisti. Problem solving Ogni giorno trova soluzioni rapide a problemi piccoli e grandi. Responsabilità Una mamma sa cosa significa prendersi cura di qualcosa che conta davvero. Resistenza emotiva Anche quando è stanca, va avanti. Anche quando è preoccupata, cerca di esserci. Capacità di gestione Una madre gestisce persone, emozioni, urgenze, scadenze e priorità. E allora perché tutto questo nel lavoro viene spesso ignorato? Perché una donna senza figli viene vista come più “semplice” da inserire, mentre una mamma viene vista come più “complicata”? Questa mentalità andrebbe cambiata. Perché i figli non sono un ostacolo.Sono parte della vita. E il lavoro dovrebbe essere costruito anche intorno alla vita reale delle persone, non solo intorno a un ideale impossibile di disponibilità totale. L’ansia di una mamma che vuole farcela Quando sei una mamma e stai cercando lavoro, non vivi solo la pressione professionale. Vivi anche la paura economica.Il bisogno di autonomia.Il desiderio di sentirti utile.La voglia di dimostrare che puoi ancora farcela.Il timore di rimanere bloccata. E magari intanto devi continuare a sorridere con i tuoi figli, preparare la cena, seguire la casa, mandare candidature, controllare email, affrontare rifiuti e ricominciare da capo il giorno dopo. Questa è una fatica che non sempre si vede. Da fuori sembri solo una mamma che cerca lavoro.Dentro, invece, stai lottando per non perdere fiducia in te stessa. Lavoro da mamma – Come proteggersi emotivamente dai rifiuti 1. Ricorda che un “no” non definisce il tuo valore Un’azienda può non sceglierti per mille motivi.Ma quel no non dice chi sei. Non misura la tua intelligenza.Non misura la tua esperienza.Non misura il tuo valore come donna, come mamma, come lavoratrice. 2. Non trasformare ogni rifiuto in una colpa personale È facile pensare: “Sono io che non vado bene.” Ma a volte il problema non sei tu.A volte il problema è un mercato del lavoro rigido, poco umano e poco capace di accogliere la complessità della vita familiare. 3. Dai spazio alla rabbia, senza vergognartene Essere arrabbiata è normale.Essere frustrata è normale.Sentirsi scoraggiata è normale. Non devi fingere che vada tutto bene. Puoi essere grata per i tuoi figli e, allo stesso tempo, essere stanca di sentirti penalizzata perché sei madre. Le due cose

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Sovraccarico emotivo nelle mamme: 5 segnali da non ignorare

Essere mamma è una delle esperienze più intense, belle e profonde della vita. Ma è anche una delle più faticose, soprattutto quando ogni giorno ci si ritrova a tenere insieme mille cose: la casa, i figli, la scuola, le emozioni, il lavoro, la spesa, gli impegni, le preoccupazioni e spesso anche il bisogno di far stare bene tutti. A volte una mamma non è semplicemente “stanca”. A volte è piena. Piena di pensieri, di responsabilità, di parole non dette, di emozioni trattenute, di sensi di colpa e di quella sensazione continua di dover sempre reggere tutto. Il sovraccarico emotivo arriva proprio così: piano piano, senza fare troppo rumore. All’inizio pensi sia solo una giornata no. Poi diventano due, tre, una settimana intera. E ti accorgi che anche le cose più semplici iniziano a pesarti. Riconoscere i segnali è importante, non per giudicarti, ma per fermarti un momento e capire che forse hai bisogno di tornare un po’ a te. Che cos’è il sovraccarico emotivo nelle mamme? Il sovraccarico emotivo è quella sensazione di avere dentro troppe cose tutte insieme. Non riguarda solo la stanchezza fisica, ma anche quella mentale ed emotiva. È quando la testa non si spegne mai. Quando continui a pensare a quello che devi fare, a quello che non hai fatto, a quello che avresti potuto fare meglio. È quando ti senti responsabile di tutto e di tutti, ma dentro senti di non avere più spazio per respirare. Per molte mamme questo succede perché si abituano a mettere sempre gli altri al primo posto. I figli, la famiglia, la casa, il partner, gli impegni. E piano piano dimenticano di ascoltare se stesse. Il problema è che una mamma non può dare sempre senza mai ricaricarsi. Anche il cuore più grande ha bisogno di riposo, cura e dolcezza. 5 segnali di sovraccarico emotivo da non ignorare 1. Ti senti sempre irritata, anche per piccole cose Uno dei primi segnali del sovraccarico emotivo è l’irritabilità. Ti accorgi che ti dà fastidio tutto: un gioco lasciato in giro, una richiesta in più, un rumore, una frase detta male, una piccola dimenticanza. Magari poi ti senti anche in colpa, perché pensi: “Non avrei dovuto reagire così”. Ma la verità è che spesso non è quella singola cosa ad averti fatto arrabbiare. È tutto il carico che avevi già dentro. Quando una mamma è emotivamente piena, anche una piccola goccia può far traboccare il vaso. Questo non significa che sei una cattiva mamma. Significa che sei arrivata al limite e il tuo corpo, la tua mente e il tuo cuore stanno cercando di dirtelo. 2. Hai la sensazione di non farcela mai Un altro segnale molto comune è sentirsi sempre in ritardo, sempre in difetto, sempre non abbastanza. Non importa quante cose fai durante la giornata: dentro di te resta quella voce che ti dice che avresti dovuto fare di più. Essere più paziente. Più presente. Più ordinata. Più produttiva. Più dolce. Più forte. Ma questa corsa continua verso una versione perfetta di te stessa può diventare molto pesante. La verità è che non devi essere perfetta per essere una buona mamma. Non devi avere sempre la casa in ordine, la cena pronta, il sorriso sul volto e la risposta giusta per tutto. A volte fare del tuo meglio, anche se il tuo meglio quel giorno è poco, è già abbastanza. 3. Ti commuovi o ti arrabbi facilmente Quando c’è un sovraccarico emotivo, le emozioni diventano più difficili da gestire. Può capitare di piangere per una frase, di sentirsi ferite per qualcosa che magari in altri momenti avresti lasciato andare, oppure di esplodere per una situazione apparentemente piccola. Questo succede perché le emozioni non spariscono quando le metti da parte. Restano lì, dentro di te, e prima o poi cercano una via d’uscita. Molte mamme si abituano a trattenere: trattengono la rabbia, la tristezza, la delusione, la paura, la solitudine. Lo fanno per andare avanti, per non appesantire gli altri, per non creare problemi. Ma anche le emozioni hanno bisogno di essere ascoltate. Non sempre serve trovare subito una soluzione. A volte serve solo ammettere: “Oggi sto facendo fatica”. 4. Non riesci più a goderti i piccoli momenti Un altro segnale importante è quando anche le cose belle sembrano scivolare via senza lasciarti nulla. I bambini ridono, ti cercano, vogliono giocare, raccontarti qualcosa, ma tu ti senti distante. Sei lì fisicamente, ma con la testa sei altrove. Pensi alla lavatrice, alla cena, ai soldi, al lavoro, agli impegni del giorno dopo. E poi magari arriva il senso di colpa, perché vorresti essere più presente, più leggera, più serena. Ma non sei sbagliata. Sei solo troppo carica. Quando la mente è piena di preoccupazioni, diventa difficile vivere davvero il momento presente. Anche un abbraccio, una risata o un pomeriggio tranquillo possono sembrare lontani, come se tu non riuscissi ad assaporarli completamente. Questo è un segnale delicato, ma importante: forse hai bisogno di rallentare e liberare un po’ di spazio dentro di te. 5. Senti il bisogno di scappare o di stare sola Ci sono momenti in cui una mamma può pensare: “Vorrei solo sparire per un po’”. Non perché non ami i suoi figli, non perché non tenga alla sua famiglia, ma perché sente di non avere più un angolo suo. Il bisogno di stare sola non è egoismo. È un bisogno umano. Quando sei sempre disponibile per tutti, quando tutti ti cercano, ti chiamano, ti chiedono, ti interrompono, può nascere dentro di te un desiderio fortissimo di silenzio. Anche solo dieci minuti senza domande, senza richieste, senza rumore. Questo segnale non va ignorato. Il bisogno di solitudine può essere il modo in cui la tua mente ti chiede una pausa. Non devi arrivare a crollare per concederti uno spazio tuo. Perché le mamme ignorano questi segnali? Il senso di colpa Molte mamme ignorano il proprio malessere perché si sentono in colpa. Pensano di non avere il diritto di essere stanche, nervose o tristi. Si dicono: “Dovrei essere felice”, “C’è chi sta

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Dalla scuola materna alle elementari: come vivere questo passaggio con dolcezza

Un cambiamento grande, non solo per i bambini Il passaggio dalla scuola materna alle elementari è uno di quei momenti che sembrano semplici solo in apparenza. Da fuori può sembrare “solo” un cambio di scuola, una nuova aula, un nuovo zaino, nuovi quaderni e nuovi insegnanti. In realtà, per un bambino, significa entrare in una fase completamente diversa della crescita. La scuola dell’infanzia è spesso associata al gioco, alla libertà, alla scoperta guidata con dolcezza. La scuola primaria, invece, porta con sé nuove regole, nuovi tempi, nuove richieste e un senso di responsabilità più grande. Il bambino comincia a sentirsi “più grande”, ma dentro di sé può provare anche un po’ di paura, nostalgia o insicurezza. Anche per noi genitori questo passaggio può essere emozionante. Da una parte siamo orgogliosi: li vediamo crescere, diventare più autonomi, pronti per nuove conquiste. Dall’altra, però, possiamo sentire un piccolo nodo alla gola, perché ci rendiamo conto che una fase tenerissima della loro infanzia si sta chiudendo. Ed è proprio qui che entra in gioco la dolcezza: accompagnare questo cambiamento senza fretta, senza ansia e senza trasformarlo in una pressione. Perché il passaggio alle elementari può emozionare tanto Per il bambino è un mondo nuovo Un bambino che lascia la scuola materna può vivere emozioni diverse, anche contrastanti. Può essere felice di diventare “grande”, curioso di usare libri e quaderni, emozionato all’idea di imparare a leggere e scrivere. Ma allo stesso tempo può avere paura di non essere capace, di non conoscere nessuno, di non ritrovare le maestre a cui era affezionato o di perdere i suoi vecchi compagni. Spesso i bambini non riescono a spiegare bene quello che provano. Magari diventano più capricciosi, cercano più coccole, fanno più domande, oppure sembrano tranquilli ma poi manifestano agitazione nei piccoli gesti quotidiani. Per questo è importante non minimizzare con frasi come: “Ma dai, ormai sei grande!” oppure “Non devi avere paura”. Anche se dette con buone intenzioni, possono far sentire il bambino sbagliato nelle sue emozioni. Meglio dire: “Capisco che possa sembrarti tutto nuovo. È normale essere un po’ emozionati. Lo vivremo insieme.” Anche il genitore vive un distacco Il passaggio alle elementari non riguarda solo il bambino. Riguarda anche noi mamme e papà. La fine della scuola materna può farci sentire che il tempo sta correndo veloce. Fino a ieri erano piccoli, avevano bisogno di noi per tutto, e ora iniziano una nuova strada. È normale commuoversi, avere nostalgia, chiedersi se saranno pronti, se si troveranno bene, se le maestre saranno dolci, se riusciranno a stare al passo. Ma è importante fare attenzione a non trasferire su di loro le nostre paure. I bambini sentono tantissimo il nostro stato d’animo. Se noi viviamo il passaggio con fiducia, anche loro saranno più predisposti ad affrontarlo con serenità. Come preparare il bambino con dolcezza Parlare della nuova scuola in modo positivo Uno dei modi più semplici per aiutare un bambino è parlare della scuola primaria come di una nuova avventura, non come di un obbligo pesante. Possiamo raccontargli che imparerà tante cose nuove, che scoprirà il mondo delle lettere, dei numeri, dei libri, dei disegni, delle storie. Possiamo dirgli che all’inizio tutto sembrerà nuovo, ma giorno dopo giorno diventerà familiare. È importante evitare frasi che creano ansia, come: “Alle elementari non potrai più giocare sempre”, “Dovrai stare seduto e buono”, “Lì sì che iniziano le cose serie”. Queste frasi rischiano di far percepire la scuola come un luogo rigido e spaventoso. Meglio usare parole rassicuranti: “Sarà diverso, ma piano piano imparerai tutto. Non devi sapere già fare tutto prima di iniziare.” Creare piccoli rituali di passaggio I rituali aiutano i bambini a dare un senso ai cambiamenti. Non servono grandi feste o cose costose. A volte basta un gesto semplice ma pieno di significato. Si può preparare insieme lo zaino, scegliere un astuccio, sistemare i primi quaderni, fare una foto ricordo, creare un disegno sulla “nuova avventura” o scrivere una piccola letterina da conservare. Un’idea dolce può essere quella di creare una “scatola dei ricordi della materna”, con un disegno, una foto, un lavoretto, un bigliettino delle maestre o un piccolo oggetto simbolico. Questo aiuta il bambino a capire che non deve cancellare quello che è stato, ma portarlo con sé nel cuore. Leggere libri sul cambiamento I libri possono essere un grande aiuto. Attraverso le storie, i bambini riescono spesso a riconoscere le proprie emozioni senza sentirsi giudicati. Una storia su un personaggio che cambia scuola, prova paura e poi scopre nuove cose può diventare uno strumento prezioso per parlare. Dopo la lettura, possiamo fare domande semplici: “Secondo te come si sentiva?”, “Anche tu ti senti un po’ così?”, “Cosa potrebbe aiutarlo?” Non serve forzare la conversazione. A volte basta leggere insieme e lasciare che il bambino assorba il messaggio. Cosa evitare durante questo passaggio Non caricare il bambino di aspettative È naturale desiderare che nostro figlio inizi bene, che sia bravo, educato, attento, capace di imparare. Ma dobbiamo ricordarci che la scuola primaria è un percorso, non una gara. Dire continuamente “Devi essere bravo”, “Devi imparare subito”, “Mi raccomando, non deludermi” può creare pressione. Il bambino potrebbe pensare che il suo valore dipenda dai risultati scolastici. È molto più utile trasmettere un messaggio diverso: “Io sono fiera di te perché ti impegni, non perché fai tutto perfetto.” Questo lo aiuta a sviluppare fiducia, sicurezza e voglia di provare, anche quando qualcosa sarà difficile. Non confrontarlo con gli altri Ogni bambino ha i suoi tempi. Alcuni arrivano alle elementari già curiosi di leggere, altri sono più interessati al gioco. Alcuni si adattano subito, altri hanno bisogno di più tempo. Non c’è niente di sbagliato. Frasi come “Guarda tuo fratello com’era bravo” oppure “Gli altri sono già pronti” possono ferire e creare insicurezza. Il confronto migliore è sempre con se stesso: “Guarda quante cose hai imparato rispetto a qualche mese fa.” Il ruolo delle emozioni: accoglierle senza correggerle La paura non va eliminata, va accompagnata Quando un bambino dice di avere paura, il nostro primo

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Oversharing: quando raccontiamo troppo di noi e come ritrovare equilibrio

Viviamo in un’epoca in cui condividere sembra quasi obbligatorio. Social network, chat continue, confidenze veloci e il bisogno di sentirsi ascoltati ci spingono spesso a raccontare molto di noi, a volte troppo. Questo fenomeno ha un nome preciso: oversharing. Molte persone lo fanno senza rendersene conto. Non significa essere “sbagliati” o ingenui, ma spesso avere un bisogno profondo di connessione, comprensione o sfogo emotivo. Tuttavia, aprirsi troppo con le persone sbagliate può portare conseguenze spiacevoli. In questo articolo vedremo cos’è l’oversharing, cosa può causare e come imparare a proteggere meglio la propria sfera personale. Cos’è l’oversharing Il termine oversharing deriva dall’inglese e significa letteralmente “condividere troppo”. Si verifica quando raccontiamo dettagli molto personali, intimi o delicati in modo eccessivo, prematuro oppure con persone che non hanno ancora conquistato la nostra fiducia. Può avvenire in diversi contesti: Nei rapporti personali Raccontare traumi, problemi familiari, difficoltà economiche o aspetti molto privati a persone appena conosciute. Sul lavoro Esporsi troppo con colleghi o superiori, condividendo informazioni che potrebbero essere usate contro di noi o creare disagio. Sui social media Pubblicare ogni dettaglio della propria vita emotiva, conflitti di coppia, sofferenze personali o situazioni familiari delicate. Nelle amicizie Confidarsi rapidamente senza aver costruito prima una base solida di fiducia reciproca. Aprirsi è sano. L’oversharing, invece, accade quando manca il giusto filtro. Perché si cade nell’oversharing Dietro questo comportamento spesso non c’è superficialità, ma bisogni emotivi profondi. Bisogno di essere ascoltati Quando ci sentiamo soli o poco compresi, possiamo cercare sollievo raccontando tutto a qualcuno. Desiderio di creare legami velocemente Alcune persone condividono molto per accelerare l’intimità nei rapporti. Ansia sociale Il silenzio mette a disagio e si riempie parlando troppo di sé. Mancanza di confini emotivi Non tutti hanno imparato a distinguere cosa è sano condividere e cosa invece va custodito. Momenti di fragilità Stress, dolore, delusioni o periodi difficili possono renderci più vulnerabili. Cosa può causare l’oversharing Condividere troppo con le persone sbagliate può avere effetti concreti. Delusione e tradimento Non tutti custodiscono le confidenze con rispetto. Alcuni possono giudicare, spettegolare o usare le informazioni a proprio vantaggio. Perdita di autorevolezza In certi contesti, esporsi troppo può far percepire insicurezza o instabilità. Senso di vergogna successivo Molte persone dopo essersi aperte troppo pensano: “Perché ho detto tutte quelle cose?” Relazioni squilibrate A volte ci si apre completamente con chi invece resta distante, creando rapporti sbilanciati. Vulnerabilità emotiva Raccontare troppo senza protezione può far sentire nudi e fragili. Anche a me è successo Parlo di questo tema perché lo conosco da vicino. Anche a me è successo spesso di confidarmi troppo con persone che non lo meritavano. In certi momenti sentivo il bisogno di essere capita, ascoltata o semplicemente alleggerire ciò che avevo dentro. Solo successivamente ho compreso che non tutti meritano accesso alla nostra parte più fragile. Alcune persone ascoltano per curiosità, altre per giudicare, altre ancora per utilizzare ciò che sanno quando conviene. Quelle esperienze mi hanno insegnato qualcosa di importante: aprire il cuore è un dono prezioso e non va distribuito senza criterio. Oggi scelgo con più attenzione a chi raccontarmi e in quali tempi. Rimedi efficaci per smettere di fare oversharing La buona notizia è che si può cambiare con consapevolezza e piccoli esercizi pratici. Fermati prima di parlare Prima di confidarti chiediti: Questa persona si è dimostrata affidabile? Mi sto aprendo per reale fiducia o per bisogno emotivo del momento? Potrei pentirmene domani? Bastano pochi secondi di pausa per fare scelte migliori. Impara la gradualità La fiducia non si regala tutta insieme. Si costruisce nel tempo. Condividi poco alla volta e osserva come l’altra persona gestisce ciò che racconti. Cura i tuoi confini emotivi Non tutto deve essere raccontato. Alcune cose meritano privacy, tempo e protezione. Ricorda: avere riservatezza non significa essere freddi, ma maturi. Sfogati nei luoghi giusti Se senti bisogno di parlare: Scrivi un diario Parla con uno psicologo Confrontati con una persona davvero fidata Fai attività che scaricano tensione Non chiunque merita il tuo mondo interiore. Accresci l’autostima Spesso chi si racconta troppo cerca validazione esterna. Quando impari a validarti da sola, senti meno il bisogno di spiegarti a tutti. Migliori libri sul tema Oversharing e Confini Emotivi 1. I confini dell’amore – Henry Cloud & John Townsend Perfetto per chi tende a dare troppo, confidarsi troppo o farsi invadere dagli altri. Insegna a mettere limiti sani senza sentirsi in colpa. Ideale se vuoi imparare a dire no e scegliere meglio le persone. 2. Il coraggio di non piacere – Ichiro Kishimi & Fumitake Koga Un bestseller molto potente. Aiuta a smettere di cercare approvazione negli altri, cosa spesso collegata all’oversharing. Utile se ti apri troppo per sentirti accettata o capita. 3. Donne che amano troppo – Robin Norwood Un classico. Parla di donne che danno troppo nelle relazioni, si espongono troppo emotivamente e si annullano per gli altri. Molto indicato se l’oversharing avviene in amore o amicizie tossiche. 4. Le persone intelligenti sanno stare zitte – Erich Knauf Libro interessante sul valore del silenzio, della discrezione e del parlare al momento giusto. Ottimo se vuoi imparare a filtrare meglio ciò che racconti. 5. Intelligenza emotiva – Daniel Goleman Fondamentale per capire emozioni, impulsi, vulnerabilità e relazioni sane. Ti aiuta a capire perché ti apri troppo in certi momenti. Conclusione L’oversharing è un comportamento molto più comune di quanto si pensi. Nasce spesso da ferite, bisogno di vicinanza o desiderio di essere compresi. Ma imparare a proteggersi è un atto d’amore verso sé stessi. Non devi raccontare tutto per essere autentica. Non devi spiegarti a tutti per avere valore. Le persone giuste sapranno meritare la tua fiducia nel tempo. E tu meriti relazioni dove ciò che condividi venga accolto con rispetto, non usato contro di te. Alcuni link presenti in questo articolo sono link affiliati. Questo significa che, se decidi di acquistare tramite questi link, potrei ricevere una piccola commissione senza alcun costo aggiuntivo per te. Il prezzo per te rimane esattamente lo stesso.In qualità di Affiliato Amazon, ricevo un guadagno dagli acquisti idonei.

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Villa Barbarigo di Valsanzibio: una gita indimenticabile sui Colli Euganei

Un’idea semplice… diventata una giornata speciale alla villa di Valsanzibio Pasquetta per noi è sempre stata sinonimo di semplicità: stare insieme, respirare un po’ di aria diversa e creare ricordi con i bambini. Quest’anno abbiamo deciso di allontanarci un po’ dalla solita routine e di immergerci nella natura dei Colli Euganei, scegliendo come meta la meravigliosa Villa Barbarigo Valsanzibio. Appena arrivati, ho avuto subito la sensazione di essere entrata in un altro mondo. Un mondo fatto di silenzio, verde, storia e magia… e già da quel momento ho capito che sarebbe stata una giornata da ricordare. Il fascino senza tempo di Valsanzibio Un giardino che racconta una storia La Villa di Valsanzibio non è solo un luogo bello da vedere, è un’esperienza. Ogni angolo ha un significato, ogni statua racconta qualcosa, ogni fontana sembra accompagnarti in un percorso quasi simbolico. Camminando lungo i viali, mi sono resa conto di quanto sia raro oggi trovare posti così curati e carichi di storia. È uno di quei luoghi dove il tempo sembra rallentare… e forse è proprio questo che rende tutto più speciale. Tra fontane e statue: un viaggio per grandi e piccoli I bambini erano affascinati da tutto: dalle statue imponenti, dalle fontane scenografiche e dai giochi d’acqua che sembravano usciti da una fiaba. Noi adulti, invece, abbiamo apprezzato quel senso di pace e armonia che difficilmente si trova nella quotidianità. È stato un perfetto equilibrio tra divertimento e relax. Il labirinto di siepi: la parte più divertente Perdersi… per ritrovarsi Il momento più entusiasmante della giornata? Senza dubbio il labirinto di siepi! Entrare lì dentro è stato come tornare bambini. All’inizio sembrava semplice… poi, curva dopo curva, abbiamo iniziato a perderci davvero! Ma è stato proprio questo il bello: ridere insieme, cercare la strada giusta, collaborare. È uno di quei giochi semplici che però riescono a unire tutta la famiglia. Un’esperienza che insegna anche qualcosa Se ci penso bene, quel labirinto è anche una metafora della vita: a volte ci perdiamo, a volte sbagliamo strada, ma insieme è più facile ritrovare la via. E forse è proprio questo uno dei ricordi più belli che porterò con me da questa giornata. Tempo di qualità: il vero regalo della giornata Stare insieme, davvero Quello che mi ha colpito di più non è stato solo il luogo, ma il modo in cui lo abbiamo vissuto. Senza distrazioni, senza fretta. Solo noi, immersi nella natura, a parlare, ridere e condividere piccoli momenti. Spesso nella vita di tutti i giorni siamo sempre di corsa, presi da mille impegni. Questa giornata mi ha ricordato quanto sia importante fermarsi e vivere davvero il tempo con i nostri figli. I piccoli momenti che diventano grandi ricordi Non servono viaggi lontani o cose complicate per essere felici. A volte basta una passeggiata, un labirinto di siepi, una risata condivisa. E Pasquetta, per noi, quest’anno è stata proprio questo: semplicità, bellezza e famiglia. Una pausa di relax: l’area ristoro “Le Scuderie” Un momento per fermarsi e godersi il tempo Durante la visita, abbiamo scoperto anche un angolo davvero piacevole: l’area ristoro chiamata “Le Scuderie”. Si tratta di uno spazio attrezzato dove è possibile fermarsi, sedersi e concedersi una pausa in totale relax. Dopo aver camminato tra viali, fontane e labirinti, è stato il momento perfetto per ricaricare le energie. Relax e semplicità Ci siamo goduti qualche minuto di tranquillità, immersi nel verde, mentre i bambini si rilassavano e noi ci concedevamo un momento di respiro. È proprio questo il bello di luoghi come Valsanzibio: non solo da visitare, ma da vivere con calma, senza fretta. Perché consiglio questa esperienza Se stai cercando un’idea per una gita diversa dal solito, immersa nella natura ma anche ricca di fascino e storia, la Villa di Valsanzibio è davvero una scelta perfetta. È adatta ai bambini, rilassante per gli adulti e capace di regalare emozioni autentiche. Perfetta per le famiglie Spazi ampi e sicuri Percorsi coinvolgenti Un mix perfetto tra gioco e scoperta Un luogo che resta nel cuore Non è solo una visita, è un’esperienza che lascia qualcosa dentro. E mentre tornavamo a casa, con i bambini stanchi ma felici, ho pensato una cosa molto semplice: sono proprio queste le giornate che contano davvero.

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A touching moment between a mother and daughter in a studio setting, both wearing casual outfits.

Come calmarsi quando stai per perdere la pazienza con i figli

Essere genitori e il rapporto tra genitori e figli è una delle esperienze più intense e meravigliose… ma anche una delle più sfidanti. Ci sono momenti in cui la stanchezza, lo stress e le mille responsabilità si accumulano e basta davvero poco per perdere la pazienza. Se ti è capitato di urlare, sentirti in colpa subito dopo o pensare “non volevo reagire così”, sappi una cosa importante: sei umana. E soprattutto, puoi imparare a gestire questi momenti in modo diverso. In questo articolo vediamo come calmarsi quando senti che stai per esplodere, con strategie pratiche e reali da applicare subito. Perché perdiamo la pazienza con i figli Per capire come calmarti, devi prima capire cosa succede dentro di te. Non è “colpa dei figli” Spesso pensiamo:“È lui/lei che mi fa perdere la pazienza”. In realtà, i bambini attivano qualcosa dentro di noi: stanchezza accumulata aspettative troppo alte bisogno di controllo stress mentale La genitorialità richiede molta energia emotiva e pazienza, ed è normale sentirsi sopraffatti in alcune situazioni . Il sovraccarico mentale è il vero nemico Quando sei già stanca, basta poco per scattare: una risposta sbagliata un capriccio un “no” ripetuto mille volte Non è il singolo episodio… è la somma di tutto. I segnali che stai per perdere la pazienza Imparare a riconoscere i segnali è fondamentale. Segnali fisici cuore che batte più forte tensione nel corpo voce che si alza Segnali mentali pensieri tipo “non ce la faccio più” bisogno di controllare tutto irritazione immediata Questo è il momento chiave: se ti fermi qui, puoi cambiare la reazione. Tecniche pratiche per calmarti subito Qui trovi strategie semplici ma potentissime da usare nel momento reale. Fermati (anche solo 10 secondi) Sembra banale, ma è tutto. Quando senti che stai per esplodere: non parlare subito non reagire fai una pausa Respira lentamente e profondamente. Respira in modo consapevole Prova questa tecnica: inspira contando fino a 4 trattieni 2 secondi espira lentamente fino a 6 Ripeti 3 volte. Questo aiuta a calmare il sistema nervoso e abbassare la tensione. Allontanati un attimo (se puoi) Se la situazione lo permette: vai in un’altra stanza bevi un bicchiere d’acqua lavati il viso Anche 1 minuto può fare la differenza. Cambia dialogo interno Invece di: “Non ne posso più!”Prova con:“È un momento difficile, ma passa”“Posso gestirlo con calma” Questo piccolo cambio cambia completamente la tua reazione. Cosa fare dopo esserti calmata Una volta che sei più tranquilla, puoi intervenire davvero. Parla, non reagire Spiega con calma: cosa è successo cosa ti ha dato fastidio cosa ti aspetti Questo costruisce relazione, non paura. Insegna con l’esempio I figli imparano da quello che vedono. Se vedono che: ti fermi respiri gestisci la rabbia Impareranno a fare lo stesso. Come prevenire questi momenti (la parte più importante) Calmarsi nel momento è fondamentale, ma prevenire è ancora più potente. Cura anche te stessa Molti esperti sottolineano che il benessere del genitore è essenziale per gestire meglio le emozioni e la relazione con i figli . Non è egoismo, è equilibrio. Chiediti: sto riposando abbastanza? ho momenti per me? sto accumulando troppo stress? Abbassa le aspettative Non serve essere perfetta. I figli: fanno rumore sbagliano provocano È normale. Crea routine semplici I bambini funzionano meglio con: regole chiare routine stabilità E questo riduce tantissimo i conflitti. Libri consigliati su genitorialità e gestione dello stress Ecco alcuni libri utili che ti consiglio: Per gestire la rabbia e la pazienza Gestione della rabbia per genitori impegnati→ Strategie pratiche per mantenere la calma nelle situazioni quotidiane Per una genitorialità consapevole Essere genitori– Grazia Honegger Fresco→ Basato su principi educativi che aiutano a costruire una relazione sana con i figli Per comprendere meglio i bambini Mindful parenting (vari autori)→ Approccio basato sulla consapevolezza nella relazione genitore-figlio Conclusione Perdere la pazienza non ti rende una cattiva madre.Ti rende una madre reale. La differenza non sta nel non arrabbiarsi mai, ma nel: riconoscere il momento fermarsi scegliere una risposta diversa E ogni volta che ci riesci, anche solo un po’, stai costruendo qualcosa di enorme:un ambiente emotivo più sano per te e per i tuoi figli. Alcuni link presenti in questo articolo sono link affiliati. Questo significa che, se decidi di acquistare tramite questi link, potrei ricevere una piccola commissione senza alcun costo aggiuntivo per te. Il prezzo per te rimane esattamente lo stesso.In qualità di Affiliato Amazon, ricevo un guadagno dagli acquisti idonei.

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