Educare i figli: differenze tra Italia e Giappone e 5 aspetti positivi da osservare
Quando si parla di educare i figli, ogni Paese ha il suo modo di vivere la famiglia, la scuola, le regole e l’autonomia dei bambini. Non esiste un modello perfetto. Ogni cultura ha aspetti belli e aspetti più difficili. Anche dentro lo stesso Paese, ogni famiglia educa in modo diverso, secondo la propria storia, i propri valori e le proprie possibilità. Però osservare come crescono i bambini in altre parti del mondo può essere molto utile. Non per copiare tutto, ma per prendere qualche spunto e chiederci: “Questa cosa potrebbe aiutare anche noi nella vita quotidiana?” In questo articolo voglio parlare, in modo semplice, di alcune differenze tra l’educazione italiana e quella giapponese, soffermandomi soprattutto su 5 aspetti positivi dell’educazione giapponese che potremmo osservare con interesse. Educazione italiana ed educazione giapponese: due modi diversi di educare i figli In Italia la famiglia ha spesso un ruolo molto centrale. I bambini vengono seguiti, aiutati, accompagnati e protetti. C’è molta attenzione al legame affettivo, alla presenza dei genitori, al dialogo e al benessere emotivo. Questo è un aspetto molto bello: i bambini crescono sentendo spesso il calore della famiglia, la vicinanza dei nonni, l’importanza dello stare insieme, del mangiare in compagnia, del parlare e del condividere. Allo stesso tempo, però, a volte noi genitori italiani possiamo rischiare di fare troppo al posto dei figli. Per amore, per fretta o per paura che sbaglino, possiamo sostituirci a loro anche in piccole cose quotidiane. In Giappone, invece, viene dato molto valore alla responsabilità, al rispetto del gruppo, all’autonomia e alla capacità del bambino di contribuire alla vita comune. I bambini vengono educati fin da piccoli a considerarsi parte di una comunità: famiglia, scuola, classe, quartiere. Non sono solo “figli da proteggere”, ma anche piccole persone che possono partecipare, aiutare, collaborare e prendersi cura degli spazi. Naturalmente anche in Giappone ci sono difficoltà, pressioni e aspetti che possono non essere adatti a tutti. Però ci sono alcune abitudini educative che possono offrirci spunti interessanti. 1. Insegnare l’autonomia fin da piccoli Uno degli aspetti più noti dell’educazione giapponese è l’attenzione all’autonomia. I bambini vengono incoraggiati a fare da soli molte piccole cose: preparare il materiale, sistemare le proprie cose, muoversi con più indipendenza, rispettare orari e routine. Questo non significa lasciarli soli o pretendere troppo. Significa, piuttosto, trasmettere fiducia. L’autonomia cresce nelle piccole azioni Anche in casa possiamo prendere ispirazione da questo principio. Un bambino può imparare a mettere via le scarpe, preparare lo zaino, apparecchiare, riordinare un gioco, scegliere i vestiti tra due opzioni semplici. Sono cose piccole, ma ripetute nel tempo costruiscono fiducia. Quando un bambino sente: “Puoi farcela”, non impara solo un compito pratico. Impara anche a vedersi capace. 2. Dare valore al rispetto degli spazi comuni In Giappone c’è una forte attenzione al rispetto degli spazi condivisi. A scuola, per esempio, i bambini partecipano spesso alla pulizia delle aule e degli ambienti. Questo non viene visto solo come un compito pratico, ma come un modo per imparare che ciò che è comune riguarda tutti. In Italia siamo molto abituati a pensare alla casa e alla famiglia, ma a volte facciamo più fatica a trasmettere ai bambini il senso dello spazio comune: la scuola, il parco, la strada, i luoghi pubblici. Prendersi cura di ciò che è di tutti Questo insegnamento può essere molto prezioso. Quando un bambino impara a non lasciare sporco, a rispettare una panchina, a non rovinare un libro, a raccogliere ciò che ha usato, capisce che il mondo non è solo qualcosa da consumare, ma anche qualcosa da custodire. È un’educazione silenziosa, ma molto importante. 3. Educare i figli alla collaborazione Un altro aspetto interessante dell’educazione giapponese è il valore dato al gruppo. I bambini imparano presto che il loro comportamento ha un effetto sugli altri. Non si tratta solo di “io faccio quello che voglio”, ma anche di “come posso stare bene insieme agli altri?” In Italia valorizziamo molto l’espressione personale, ed è una cosa positiva. È bello che un bambino possa sentirsi libero di parlare, creare, raccontare chi è. Però può essere utile affiancare a questo anche una maggiore attenzione alla collaborazione. Non solo competizione, ma partecipazione Collaborare significa imparare ad aspettare il proprio turno, ascoltare, aiutare, condividere un compito, accorgersi se qualcuno è in difficoltà. In famiglia questo può tradursi in gesti semplici: aiutare a sparecchiare, sistemare insieme una stanza, preparare qualcosa per un fratello o una sorella, partecipare a un’attività senza pensare solo al proprio vantaggio. Sono abitudini che aiutano i bambini a sentirsi parte di qualcosa. 4. Curare le routine quotidiane Nell’educazione giapponese le routine hanno un ruolo importante. Ordine, puntualità, preparazione e ripetizione aiutano i bambini a orientarsi nella giornata. In Italia spesso siamo più flessibili, spontanei e creativi. Questo può rendere la vita familiare più calda e vivace, ma a volte anche più caotica. Le routine non devono essere rigide o fredde. Possono essere semplicemente punti di riferimento. Le routine danno sicurezza Un bambino che sa cosa succede dopo si sente più tranquillo. Lavarsi, vestirsi, fare colazione, preparare lo zaino, riordinare prima di dormire: quando queste azioni diventano abitudini, la giornata scorre con meno tensione. Anche per noi genitori può essere un aiuto, perché non dobbiamo ripetere sempre tutto da capo come se ogni giorno fosse una battaglia. 5. Insegnare la gratitudine e il rispetto per il cibo Un altro aspetto che mi colpisce molto della cultura giapponese è il rispetto per il cibo. Il momento del pasto non è solo “mangiare qualcosa”, ma può diventare un’occasione per riconoscere il valore di ciò che si ha, del lavoro di chi ha preparato, della cura che c’è dietro. Anche nelle famiglie italiane il cibo ha un ruolo enorme. La tavola è spesso luogo di affetto, tradizione e relazione. Possiamo però aggiungere un’attenzione in più: insegnare ai bambini a non dare tutto per scontato. La gratitudine si impara con l’esempio Ringraziare, aspettare che tutti siano seduti, non sprecare, partecipare alla preparazione o al riordino sono piccoli gesti che educano. Non serve trasformare ogni
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