mamma e figlia

Preadolescenza: quando arrivano le prime rispostacce e una mamma non sa più se ridere o respirare

La preadolescenza è una di quelle fasi che, finché non la vivi da vicino, pensi sempre: “Vabbè, quando arriverà saprò come gestirla”. Poi arriva. E non bussa nemmeno con delicatezza. Arriva con le prime risposte secche, gli occhi al cielo, i cambi di umore improvvisi, quel tono un po’ nuovo che ti fa pensare: “Scusa, ma stai parlando proprio con me? Quella che ti ha fatto la pastina, ti ha comprato i cerotti con i disegnini e ti ha consolata quando piangevi?” Ecco, io sento che questa fase con Cloe si sta avvicinando sempre di più. Non siamo ancora nel pieno dell’adolescenza, per carità, però qualcosa sta cambiando. La mia bambina sta crescendo, cerca più spazio, vuole decidere di più, si arrabbia più facilmente e ogni tanto risponde in un modo che mi lascia lì, ferma, con la faccia da mamma che prova a restare calma ma dentro sta già facendo un comizio. Quando la tua bambina inizia a cambiare Crescere è bellissimo. Lo sappiamo. Vedere i figli diventare più autonomi, avere gusti propri, idee proprie, desideri propri, è una cosa meravigliosa. Però, diciamolo sinceramente: non è sempre facile da accettare. Perché fino a poco tempo prima eri il suo punto di riferimento per tutto. Ti cercava, ti raccontava, ti chiedeva aiuto anche per scegliere il colore di un elastico. Poi, quasi all’improvviso, ti ritrovi davanti una bambina che sta diventando grande e che magari ti risponde con un “uffa mamma”, un “lo so”, un “non capisci”, oppure con quello sguardo che dice tutto anche senza parlare. E tu, da mamma, lo sai che è normale. Lo sai che fa parte della crescita. Lo sai che non è cattiveria. Però a volte ci rimani male lo stesso. Le prime rispostacce che fanno più male del previsto Le prime rispostacce non sono solo parole. A volte sono piccole punture. Magari stai cercando di aiutarla, di darle un consiglio, di spiegarle qualcosa, e lei ti risponde male. Oppure cambia tono senza motivo, si infastidisce subito, sembra che qualsiasi cosa tu dica sia sbagliata. E tu dentro pensi: “Ma io volevo solo aiutarti”. Il punto è che nella preadolescenza i figli iniziano a vivere un piccolo terremoto interiore. Cambiano il corpo, le emozioni, i bisogni, il modo di vedere se stessi e anche il modo di vedere noi genitori. Non sono più piccoli, ma non sono ancora grandi. Vogliono essere trattati da grandi, però poi hanno ancora bisogno di protezione, coccole, conferme e presenza. Insomma, una fase semplice semplice… come montare un mobile senza istruzioni. I cambi di umore: sole, temporale e arcobaleno in dieci minuti Un’altra cosa che sto iniziando a notare sono i cambi di umore. Un momento va tutto bene. Dopo cinque minuti sembra che il mondo sia finito perché hai detto una frase normalissima tipo: “Metti a posto le scarpe”. E lì parte il dramma. Non sempre, ovviamente. Ma abbastanza da farti capire che qualcosa sta cambiando. Perché succede? Nella preadolescenza le emozioni diventano più intense. I bambini, che ormai bambini piccoli non sono più, iniziano a sentire tutto in modo più forte. Si offendono, si arrabbiano, si vergognano, si chiudono, vogliono indipendenza ma allo stesso tempo hanno ancora bisogno di sentirsi amati. E noi mamme ci troviamo in mezzo. Da una parte vorremmo accoglierli, capirli, essere dolci. Dall’altra, quando arriva la risposta brutta, ci verrebbe da dire: “No, amore mio, così con me non ci parli”. Perché va bene crescere, va bene cercare la propria identità, va bene tutto… ma il rispetto deve rimanere. La difficoltà più grande: non prenderla sempre sul personale Questa forse è la parte più difficile. Quando tua figlia ti risponde male, la prima reazione spesso non è razionale. Ti senti ferita. Ti senti rifiutata. Ti chiedi se hai sbagliato qualcosa. Io a volte mi ritrovo proprio così: so che Cloe sta crescendo, so che certi atteggiamenti fanno parte della fase, però dentro ci rimango male. Perché una mamma non è un robot. Anche se spesso facciamo mille cose come se avessimo otto braccia e tre cervelli, il cuore resta uno solo. E certe parole arrivano dritte lì. Respirare prima di rispondere Una cosa che sto cercando di imparare è respirare prima di reagire. Non sempre ci riesco, diciamolo. A volte la mamma zen dura circa sei secondi, poi parte la versione “adesso basta”. Però sto capendo che in questa fase è importante non entrare subito nello scontro. Se lei alza il tono e io alzo il tono ancora di più, finiamo in una gara dove nessuna delle due si sente capita. Allora provo a fermarmi, respirare e chiedermi: “Questa è davvero una sfida contro di me o è una difficoltà sua nel gestire quello che prova?” Questo non significa accettare tutto. Significa scegliere come rispondere. Mettere confini senza perdere dolcezza nella preadolescenza Essere dolci non significa lasciare che i figli ci parlino come vogliono. Questa è una cosa importante. Possiamo capire la fase, accogliere l’emozione, riconoscere che stanno crescendo, ma allo stesso tempo dobbiamo insegnare il rispetto. Un messaggio che sto cercando di far passare è: “Puoi essere arrabbiata, puoi non essere d’accordo, puoi avere bisogno del tuo spazio, ma non puoi mancarmi di rispetto”. Detto così sembra facile. Poi nella vita reale ci sono i compiti, la cena, i panni, le richieste, i “mammaaaaa” ogni tre minuti e la pazienza che ogni tanto prende ferie senza avvisare. Però il confine resta importante.   Una frase utile da usare Una frase che può aiutare in questi momenti è: “Capisco che sei arrabbiata, però con me non si parla così. Quando vuoi, ne parliamo con calma.” È una frase semplice, ma contiene tutto: ascolto, limite e disponibilità. Non umilia, non attacca, non chiude la porta. Però mette un paletto. Anche noi mamme stiamo crescendo La verità è che la preadolescenza non riguarda solo i figli. Riguarda anche noi. Loro cambiano e noi dobbiamo cambiare modo di stargli accanto. Non possiamo più trattarli come quando erano piccoli, ma non possiamo nemmeno lasciarli completamente soli

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Rapporto tra mamma e figlia: tra intimità e autorevolezza

Ieri sera ho passato un po’ di tempo a pensare al rapporto tra mamma e figlia. Chiedendomi se sia meglio essere “amica” della propria bambina o mantenere un margine di autorevolezza. Da sempre sono innamorata della serie Una mamma per amica, e il mio desiderio era avere quel tipo di complicità anche con mia madre. Ma quando sono diventata mamma, ho scoperto che non è così semplice trovare l’equilibrio tra mamma e figlia. Nel mio rapporto con Cloe mi accorgo che ridere, scherzare e “divertirci insieme” crea complicità. Lei mi racconta tante cose — delle amiche, della scuola, delle sue giornate — e questo mi fa sentire vicina a lei. Allo stesso tempo, però, penso che non si possa rinunciare del tutto al ruolo adulto, a quel confine che dice “io sono mamma, tu sei mia figlia, e certe regole ci sono per il tuo bene”. In questo articolo: Esporrò le mie riflessioni sul tema Le confronterò con le posizioni di psicologi ed esperti Offrirò alcune idee pratiche per chi, come me, cerca di costruire questo equilibrio Il mio pensiero: equilibrio tra dolcezza e fermezza tra mamma e figlia Credo che un rapporto “solo amicale” sia rischioso: se non ci sono confini chiari, il ruolo della madre può essere confuso. Ma nemmeno un approccio rigido e severo è desiderabile: perdere la complicità, la fiducia, l’empatia, significa perdere anche la possibilità che tua figlia si apra con te. Quindi la chiave è trovare un giusto equilibrio: essere affettuosa, giocare, scherzare, ma anche sapere dire “no”, imporre regole, farsi rispettare. Divertirsi insieme è un collante prezioso: con Cloe noto che più siamo in confidenza, più la fiducia cresce e più lei sente che con me può condividere i pensieri più veri. Quando parlo con Cloe, il nostro rapporto da mamma e figlia si arricchisce sempre di più. In sintesi: essere madre non significa rinunciare alla vicinanza, ma nemmeno essere “amica a tutti i costi”, perché la relazione tra mamma e figlia deve essere equilibrata. In sintesi: essere madre non significa rinunciare alla vicinanza, ma nemmeno essere “amica a tutti i costi”. Cosa dicono gli esperti: stili educativi e “madre migliore amica” nella relazione mamma e figlia Gli stili educativi: autorevolezza vs permissività o autoritarismo Questo tema è centrale nella pedagogia e nella psicologia evolutiva, soprattutto nei rapporti tra mamma e figlia che devono essere ben strutturati. Lo stile autorevole è considerato da molti esperti il più sano: combina affetto, comunicazione aperta e regole chiare. (Il genitore autorevole è “assertivo, non impositivo”, valorizza l’autonomia del figlio, offre spiegazioni e ascolto) Psicologa Milano Chiara Venturi+2psicologa-caserta.com+2 Lo stile permissivo/democratico-permissivo (cioè il genitore che punta molto sul consenso e tende a evitare conflitti, diventando più “amico”) può risultare problematico: manca l’autorevolezza, e questo può rendere difficile al bambino gestire i confini, le frustrazioni, il rispetto delle regole. ASPI+1 Lo stile autoritaristico (molta rigidezza, poche spiegazioni) rischia di ledere la relazione, diminuire la fiducia e non favorire l’autonomia del ragazzo. In questo senso, quanto tu esprimi — un equilibrio tra affetto e fermezza — è perfettamente in linea con quanto suggerito dallo stile educativo autorevole. “Una madre non è una migliore amica”: perché serve anche una figura di riferimento Molte psicologhe avvertono che assimilare il ruolo materno a quello dell’amica può essere pericoloso: La dott.ssa Viviana Chinello afferma che se la figura di autorità non è chiara, la figlia può percepirsi vulnerabile, con difficoltà a fidarsi di sé e a prendere decisioni autonome. D.ssa Viviana Chinello Anche altri osservatori sostengono che un genitore non dovrebbe essere amico dei figli: questa posizione “equivoca” può compromettere la chiarezza dei ruoli e creare ambiguità. Psicologi Italia La psicologa Sara Mengoni scrive che complicità e dialogo vanno bene, ma “sta ai genitori definire bene i confini”: essere comprensivi e amichevoli non significa perdere il ruolo adulto. saramengonipsicologa.it Quindi la lezione che molti esperti danno è: sì al dialogo, all’ascolto, alla tenerezza — ma non a scapito della chiarezza del ruolo. Il “giusto confine” come elemento essenziale per la crescita Un punto spesso meno citato ma cruciale: i confini protettivi sono parte del nutrimento emotivo. Un bambino con regole chiare e una mamma che lo guida non si sente “soffocato”, ma protetto. Il limite aiuta anche a sviluppare l’autocontrollo, la capacità di gestire frustrazioni e relazioni nel mondo esterno (scuola, amicizie). ASPI+1 Inoltre, una meta-analisi parla di maternal sensitivity (sensibilità materna) come fattore chiave per la sicurezza dell’attaccamento, ma evidenzia che stress contestuali (economici, psicologici) possono indebolire la sensibilità della madre. arXivQuesto significa che, pur volendo essere presenti, affettuose e comprensive, le mamme possono essere ostacolate da stress esterni — ed è importante riconoscerlo ed occuparsene. Inoltre, la relazione tra mamma e figlia è complessa e richiede una continua attenzione. La sensibilità materna è fondamentale per il legame emotivo con la figlia. Coltivare la complicità tra mamma e figlia Idee pratiche per coltivare un rapporto sano mamma  e figlia Idee pratiche per coltivare un rapporto sano mamma–figlia, dove il dialogo e la presenza materna sono essenziali. Ecco qualche spunto concreto che puoi sperimentare nella tua quotidianità: 1. Tempo di qualità e rituali condivisi Dedica momenti esclusivi: un pomeriggio per fare un mestiere insieme, una lettura serale, un gioco da fare insieme. Questi momenti diventano ricordi, collanti affettivi. 2. Dialogo aperto con regole chiare Quando poni una regola (es. orari, compiti, uso dello schermo), spiega il perché. Dai spazio a lei per esprimere emozioni o dubbi, pur restando ferma sulle decisioni. 3. Confini ben definiti Anche nella complicità, stabilisci zone “non negoziabili”. Per esempio, la sicurezza, la salute, il rispetto reciproco: su questi aspetti non si scherza. 4. Riconoscere e gestire lo stress Essere madre è complesso. Se ti senti sopraffatta, stanca o emotivamente sfilacciata, è normale. Cerca supporto — un’amica, uno psicologo, gruppi di confronto — per non scaricare su tua figlia tensioni che non le appartengono. 5. Revisione nel tempo Con l’età di tua figlia, le relazioni cambiano. Ciò che va bene oggi potrebbe non funzionare domani. Sii pronta a

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