Le parole fanno parte di ogni nostra giornata. Le usiamo per parlare con gli altri, per raccontare ciò che viviamo, per esprimere emozioni e per dare un significato alle esperienze. Ma le parole non sono soltanto suoni o frasi: possono lasciare un segno profondo, soprattutto quando vengono ripetute nel tempo.
Nel libro I quattro accordi, Don Miguel Ruiz presenta come primo accordo il principio: “Sii impeccabile con le parole”.
A una prima lettura può sembrare un invito a parlare sempre nel modo giusto, senza sbagliare mai. In realtà, il significato è più profondo. Essere impeccabili con le parole non significa essere perfetti. Significa cercare di usare il linguaggio con maggiore consapevolezza, evitando di trasformare le parole in strumenti di giudizio, paura, umiliazione o autosvalutazione.
Questo riguarda il modo in cui parliamo agli altri, ma anche il modo in cui parliamo a noi stessi.
La magia delle parole
Le parole possono creare immagini, emozioni e convinzioni. Una frase gentile può farci sentire accolti. Una parola detta nel momento giusto può darci coraggio. Un complimento sincero può aiutarci a riconoscere una qualità che non riuscivamo a vedere.
Allo stesso modo, una frase dura può rimanere nella memoria per molto tempo.
Quando una persona importante ci dice ripetutamente che non siamo capaci, che non facciamo mai abbastanza o che sbagliamo sempre, quelle parole possono diventare parte del nostro dialogo interno. Anche quando quella persona non è più presente, possiamo continuare a ripeterci le stesse frasi.
È questa la magia delle parole: non perché abbiano poteri soprannaturali, ma perché influenzano il modo in cui interpretiamo noi stessi e ciò che ci accade.
Le parole orientano la nostra attenzione. Possono farci notare soltanto gli errori oppure aiutarci a riconoscere anche i progressi. Possono trasformare una difficoltà temporanea in una condanna definitiva, oppure descriverla per quello che è: un momento complicato dal quale possiamo imparare qualcosa.
Essere impeccabili non significa essere sempre gentili
Essere impeccabili con le parole non significa evitare ogni discussione, nascondere ciò che proviamo o dire sempre ciò che gli altri vogliono sentirsi dire.
A volte è necessario esprimere un disaccordo, mettere un limite o parlare di un comportamento che ci ha ferito. La differenza sta nel modo in cui scegliamo di farlo.
Possiamo dire la verità senza umiliare. Possiamo essere fermi senza diventare crudeli. Possiamo parlare di un comportamento senza definire tutta la persona attraverso quell’errore.
Dire “questa cosa mi ha ferita” è diverso dal dire “sei una persona terribile”. Dire “in questo momento non sono riuscita a portare a termine ciò che avevo previsto” è diverso dal dire “non concludo mai nulla”.
Le parole impeccabili cercano di descrivere la realtà senza aggiungere giudizi assoluti e distruttivi.
Le parole che rivolgiamo agli altri
Quando parliamo con un’altra persona, non possiamo sapere con certezza quale storia stia vivendo dentro di sé. Una frase che per noi sembra piccola può toccare una ferita già presente.
Questo non significa vivere con la paura di dire qualcosa di sbagliato. Significa ricordare che le parole hanno un peso e che possiamo scegliere di usarle con maggiore responsabilità.
Anche nei rapporti familiari, dove spesso ci sentiamo più liberi di reagire impulsivamente, il modo in cui comunichiamo può fare una grande differenza. Le parole possono alimentare distanza e incomprensioni, oppure creare uno spazio più sicuro nel quale spiegarsi e ascoltarsi.
Non sempre ci riusciremo. Possiamo sbagliare tono, parlare troppo velocemente o lasciarci guidare dall’emozione. La consapevolezza ci permette però di riconoscere l’errore, assumerci la responsabilità delle nostre parole e provare a riparare.
Le parole che rivolgiamo a noi stessi
La parte forse più difficile di questo accordo riguarda il dialogo interiore.
Molte persone usano con se stesse parole che non rivolgerebbero mai a qualcuno che amano. Davanti a un errore pensano di essere incapaci. Davanti a un risultato deludente credono di non valere abbastanza. Davanti a una giornata poco produttiva si definiscono pigre o inconcludenti.
Ripetute nel tempo, queste frasi possono sembrare vere. Ma una convinzione non diventa una verità soltanto perché l’abbiamo pensata molte volte.
Il linguaggio interiore influenza il modo in cui affrontiamo le difficoltà. Quando ci diciamo che non siamo capaci, possiamo rinunciare ancora prima di aver provato davvero. Quando trasformiamo ogni errore in una prova del nostro scarso valore, diventa più difficile imparare dall’esperienza.
Parlarsi con rispetto non significa raccontarsi che va tutto bene quando non è così. Significa riconoscere i fatti senza trasformarli in un giudizio globale sulla propria persona.
Una strategia può non aver funzionato. Un progetto può non aver ottenuto il risultato desiderato. Possiamo aver commesso un errore. Tutto questo può essere vero senza significare che siamo sbagliati.
Una riflessione personale
Leggendo questo accordo, mi sono accorta di quanto spesso io stessa mi parli in maniera dura.
Per molto tempo ho ricevuto in famiglia parole poco costruttive, che mi hanno lasciato la convinzione di non essere abbastanza. Anche crescendo, alcune di quelle frasi hanno continuato a vivere nella mia mente e sono diventate parte del modo in cui giudicavo me stessa.
Non è stato semplice riconoscere questa voce interiore, perché a volte la consideravo normale. In realtà, essere continuamente dura con me stessa non mi rendeva più forte: mi faceva sentire più insicura.
Attraverso lo studio e una consapevolezza sempre maggiore di me stessa, della mia mente e del mio dialogo interno, sto lavorando proprio su questo accordo. Non per diventare perfetta e non per eliminare in un attimo ogni pensiero negativo, ma per accorgermi delle parole che uso e scegliere, poco alla volta, un linguaggio più sincero, rispettoso e costruttivo.
Le parole possono cambiare una relazione
Quando cambiamo il modo in cui parliamo, spesso cambia anche la qualità delle nostre relazioni.
Una comunicazione più consapevole non elimina tutti i conflitti, ma può impedire che una difficoltà diventi una battaglia fatta di accuse, etichette e vecchie ferite. Può aiutarci a parlare di ciò che è accaduto senza attaccare il valore dell’altra persona.
Lo stesso vale nel rapporto con i bambini. Le parole degli adulti contribuiscono alla costruzione dell’immagine che un bambino sviluppa di sé. Dire continuamente “sei disordinato”, “sei difficile” o “non ascolti mai” può trasformare un comportamento momentaneo in un’identità.
È diverso descrivere ciò che sta accadendo: “I giochi sono ancora a terra”, “questa regola non è stata rispettata”, “adesso abbiamo bisogno di fermarci”. In questo modo si corregge il comportamento senza far sentire il bambino sbagliato come persona.
Un accordo da vivere giorno dopo giorno
“Sii impeccabile con le parole” non è una regola da applicare una volta sola. È un percorso quotidiano.
Ci saranno momenti in cui parleremo con calma e altri in cui reagiremo troppo velocemente. Ci saranno giorni in cui riusciremo a riconoscere subito un pensiero ingiusto e altri in cui ci crederemo ancora.
Il cambiamento nasce dalla consapevolezza. Accorgersi del proprio linguaggio è già un primo passo importante. Ogni volta che scegliamo di non umiliare, di non generalizzare e di non trasformare un errore in un’identità, stiamo costruendo un modo diverso di comunicare.
Le parole non possono controllare tutto ciò che accade nella nostra vita, ma possono influenzare il modo in cui affrontiamo ciò che accade. Possono diventare muri oppure ponti. Possono aumentare il peso di una ferita oppure contribuire a creare comprensione.
Essere impeccabili con le parole significa riconoscere questo potere e provare a usarlo con responsabilità, verso gli altri e verso noi stessi.
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Il primo accordo è soltanto l’inizio di un percorso che invita a osservare con maggiore consapevolezza le nostre convinzioni, le relazioni e il modo in cui interpretiamo ciò che viviamo.
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